Topolino giornale
Nel
1932 viene assegnato a Disney uno speciale
Oscar
per la creazione del personaggio di Topolino. La notizia ha ampio
risalto sui principali giornali di tutto il mondo e, come ovvio, anche
l'
Italia dà il giusto peso alla notizia. Il grande
can can spinge allora
Giuseppe Nerbini, edicolante ed editore
fiorentino, a dedicare un intero giornale illustrato al nuovo eroe dei ragazzi.
Così, nel
Natale del 1932 fa il suo ingresso nelle edicole italiane una nuova pubblicazione, dal titolo
Topolino, anticipando di appena un mese la prima pubblicazione
americana, il
Mickey Mouse Magazine edito da
Herman Kamen nel formato
digest
che più tardi avrebbe fatto il successo, in Italia, di una nuova
iniziativa editoriale dedicata all'eroe Disney. La rivista di Kamen,
però, veniva distribuita solo nei grandi magazzini o nelle sale che
proiettavano i
film: per la diffusione nelle edicole bisognerà infatti attendere il
1935.
Ma torniamo in Italia. Sulla falsariga del celebre
Corriere dei Piccoli, anche
Topolino
si presenta ai lettori con periodicità settimanale e si apre con una
breve storia in cui le didascalie sono scritte in rima e realizzata da
Giove Toppi: in un certo senso è qui che inizia la grande scuola italiana Disney.
Sul settimanale della
Nerbini, comunque, trovano spazio soprattutto le
strisce e le tavole realizzate da
Floyd Gottfredson, mentre il primo episodio in assoluto del Topolino dei
fumetti, realizzato dai suoi creatori con la collaborazione di
Win Smith e apparso in originale il 13 gennaio del
1930, verrà proposto da Nerbini solo nel
1934, sul
Supplemento al giornale, con il titolo
Le audaci imprese di Topolino nell'isola misteriosa. L'edizione italiana ha, però, una particolarità rispetto all'originale: si avvale infatti dell'opera di
Giorgio Scudellari, illustratore di origine
cilena, che corregge alcuni errori ed incongruenze presenti nella storia.
Però Nerbini non si era assicurato correttamente i diritti di
pubblicazione: quando aveva varato la sua rivista, infatti, si era
rivolto al
Consorzio Cinematografico E.I.A., il distributore dei cortometraggi di Topolino, quando in realtà i diritti per le riviste erano stati dati in mano al
giornalista Guglielmo Emanuel dallo stesso Disney. Per cui, per un paio di numeri, la testata passò da
Topolino a
Topo Lino, per poi riprendere la nota testata con il n. 5.
Gli Albi di Topolino
La storica testata che presentava in un unico numero delle lunghe saghe avventurose, gli
Albi di Topolino,
venne varata proprio da Nerbini. Il primo formato della rivista è
quello orizzontale, che consentiva di presentare le strisce in maniera
fedele all'edizione originale, senza dover rimontare le vignette.
La collana fa il suo esordio con
Topolino contro Wolp, oggi considerato una sorta di
Gronchi rosa, di cui pare ci siano in giro pochissimi esemplari.
Questa rivista, comunque, fece storia e non solo
Mondadori, ma anche altri editori
amatoriali, su tutti la
Comic Art, spesso riproponendo le storie classiche di Topolino, scelsero proprio questo formato orizzontale.
L'era Mondadori
Il numero 137 del
Topolino giornale, dell'11 agosto
1935, segna il passaggio di consegne da Nerbini alla Mondadori.
L'editore
milanese
non cambia la linea editoriale di Nerbini e anzi, battendo la strada
già tracciata, rinforza le edizioni dedicate a Topolino e al resto della
banda Disney.
Prima fra tutte è la collana
Nel regno di Topolino, il primo
comic book al mondo dedicato al personaggio di Disney, nato ancor prima dei veri e propri
comic books all'americana. Presentava le storie quotidiane e settimanali in un unico albo e rimontate nel tipico formato di albi come
Four Color o
Walt Disney's Comics and Stories, con una copertina di fattura italiana, per la precisione opera di
Antonio Rubino.
Sempre Rubino era l'artefice della grafica di un'altra collana Mondadori, che esordiva il 28 marzo del
1935, appena cinque mesi prima del passaggio di consegne:
I tre porcellini, ispirata all'omonimo corto animato del 27 maggio
1933, e che servì all'editore come trampolino di lancio per avvicinarsi ai diritti del personaggio principale della scuderia Disney.
In quegli stessi anni, però, le iniziative con Topolino protagonista erano molte: soprattutto gli editori Frassinelli di
Torino
e Salani di Firenze dedicarono alcuni volumi al famoso personaggio
dalle orecchie tonde: in particolare quest'ultimo vara la versione
italiana, in cinque volumi, della raccolta
Big Little Books. Ogni
volume, di circa 300 pagine, raccoglie dei racconti che alternano alle
pagine di solo testo delle pagine di sole illustrazioni tratte dai
fumetti.
La crisi sotto la guerra
Il rapporto tra
Walt Disney e
Arnoldo Mondadori è molto stretto (durerà oltre
trent'anni), improntato sulla fiducia e il rispetto reciproco, e soprattutto è molto proficuo per entrambi. Con l'avvento del
fascismo, però, iniziano i primi problemi. Dal
1938, infatti, il Min. Cul. Pop. (
Ministero della Cultura Popolare)
impone alla stampa una serie di dure restrizioni, prima fra tutte
quella di non editare più i protagonisti del fumetto popolare americano.
Il solo
Topolino è risparmiato, e così il suo logo e il suo personaggio possono continuare ad esistere nelle edicole italiane, ma in piena
seconda guerra mondiale, a partire dal n. 475 del 20 gennaio
1942, anche il settimanale è costretto a cedere alle restrizioni. L'ultima storia di Topolino pubblicata fu
Topolino e l'illusionista,
la cui ultima puntata (con molte vignette tagliate) venne pubblicata,
come detto, nel n. 475 del 20 gennaio 1942. La prima pagina di copertina
del giornalino, che comunque continuava ad avere come testata il nome
"TOPOLINO" con al centro il capo del minuscolo topo creato dalla Walt
Disney Corp., contrassegnata col nº 476 e con data 27 gennaio 1942,
riportava la storia a fumetti intitolata "Guerra di corsa - Nuove
imprese del mozzo del sommergibile", autore Federico Pedrocchi e tavole
di Edgardo Dell'Acqua. Col nº 495 del 9 giugno 1942, (anno XX dell'E.F.)
la vignetta d'apertura del fumetto in prima pagina del giornale
riportava il nuovo titolo "La Grande Crociera" e continuava la
narrazione delle "nuove imprese del mozzo del sommergibile" ma recava in
più le immagini delle bandiere della Germania nazista, d'Italia e del
Giappone, volendo così ricalcare la partecipazione del nostro paese alle
vicende della guerra in corso. Fino al 3 agosto 1943 (nº555 del
giornalino) tale vignetta d'apertura restò immutata, ma essa cambiò di
nuovo, eliminando le tre bandierine, con il numero successivo del 18
agosto 1943. Ma le successive puntate delle imprese del giovane mozzo
del sommergibile non furono molte: col numero 559 del 31 agosto 1943 di
"Topolino", che nel frattempo aveva inglobato le testate dei noti
settimanali per ragazzi "L'Avventuroso" e "Giungla", sempre editi dalla
A.P.I. Mondadori., il racconto delle avventure del giovane mozzo ebbe
sbrigativo termine, subito soppiantato da una storia fantastica, "La
Sfera d'Aria", che narrava le imprese degli abitanti di "Saturno contro
la Terra". Il personaggio disneiano a nome "Topolino" viene invece
sostituito da
Tuffolino, un ragazzetto dalle medesime caratteristiche fisiche, disegnato dal grande illustratore
Pier Lorenzo De Vita,
mentre Minnie divemìnne Mimma. La crisi, e la momentanea sostituzione,
però, non evita la sospensione della testata, che avviene con il n. 564
del 21 dicembre
1943, per poi riprendere a guerra conclusa il 15 dicembre
1945.
Topolino libretto
La storia e la fortuna della testata, che ha sfondato i 3000 numeri, non è da ascriversi al formato
giornale, che ha il merito di aver fatto conoscere e diffondere in Italia i personaggi Disney, ma al formato
Formato_Digest, o appunto
libretto, più maneggevole del primo e, all'inizio, accolto con scarso entusiasmo.
Alla fine degli
anni quaranta, infatti, i
giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate di non più di due tavole ad episodio erano irrimediabilmente in crisi, e così lo stesso
Topolino,
le cui vendite erano di gran lunga calate rispetto al periodo d'oro.
Mondadori, però, non poteva rinunciare alla rivista da edicola per non
perdere i ricchi diritti delle pubblicazioni da libreria, così decise un
doloroso ma necessario cambio di formato e periodicità.
A quel tempo, infatti, l'editore dava alle stampe
Selezione dal Reader's Digest (ottobre
1948),
e utilizzava appositamente una nuovissima e costosissima macchina, che
restava inutilizzata nei lunghi periodi di attesa tra un numero e
l'altro. Inevitabile, quindi, l'idea di utilizzare la macchina anche per
produrre il nuovo
Topolino, che ne ricalcherà, così, il formato (12,5 × 18
centimetri)
e tutti i successivi cambiamenti (aumenti di pochi centimetri nelle
dimensioni, il passaggio dalla spillatura alla brossura, cambi nel tipo
di
carta impiegata)
[1]
L'aprile
1949 è così un nuovo, importante punto di inizio: ampiamente pubblicizzato sugli ultimi due numeri del
giornale, il 737 e il 738, tornava nelle edicole, con un nuovo numero 1,
Topolino, questa volta un mensile di 100 pagine di storie esclusivamente disneyane, al prezzo di 60
lire, anziché le 15 del precedente settimanale.
La formula, però, quando venne annunciata, fece storcere il naso ai vecchi appassionati, e anche all'allora direttore,
Mario Gentilini, che comunque realizzò un bellissimo primo numero. Il sommario d'esordio del
libretto, infatti, conteneva l'ultima puntata di
Topolino e il cobra bianco, di
Guido Martina e
Angelo Bioletto; quindi
Eta Beta l'uomo del 2000, la storia di esordio di
Eta Beta, scritta da
Bill Walsh per i disegni di Floyd Gottfredson; quindi ben tre storie di
Carl Barks:
Paperino milionario al verde, con il cugino
Bambo (uno dei primi nomi italiani di Gladstone Gander prima del definitivo Gastone),
Pluto salva la nave, realizzata con
Nick George e
Jack Hannah, e la fondamentale
Paperino e il segreto del vecchio castello, ovvero la seconda apparizione barksiana di
Paperon de' Paperoni, che risulta ancora vagamente tratteggiato.
Il sommario viene poi completato da
Le storie dello zio Remo - Coniglietto e l'arcobaleno d'oro, di
George Stallings e
Dick Moores, con protagonisti i personaggi animati del
film I racconti dello zio Tom;
Buci e le pulizie di primavera, di
Don Gunn, con protagonista la
coccinella Buci (Bucky Bug);
Il piccolo Lupo Mannaro e Cappuccetto Rosso, di
Carl Buettner, dove il protagonista (ovvero il piccolo Lupo Mannaro) altri non è che
Lupetto, il figlio di
Ezechiele Lupo, l'avversario dei
Tre porcellini nell'omonimo
cartoon;
tutta una serie di rubriche, scritte principalmente da Guido Martina, a
quel tempo, in pratica, unico sceneggiatore Disney a lavorare per
Mondadori.
Infine la copertina: l'immagine di apertura era un Topolino in alta
uniforme tratto dal Walt Disney's Comics and Stories del giugno
1941, presumibilmente in cima alla parata dei personaggi Disney al gran completo, con
Minni in quarta di copertina, tratta, questa volta, da Four Color Comics e opera di
Ken Hultgren;
in alto a sinistra, poi, sotto l'indicazione del mese e dell'anno,
c'era la dicitura Vol. I. All'inizio della sua avventura, infatti, il
libretto era pensato come una raccolta di sei numeri, chiamati
fascicoli,
e con numerazione delle pagine continua da un numero ad un altro,
realizzando, così, alla fine di un semestre, una sorta di volume
disneyano.
Questa rivista ha avuto tre varie periodicità, il n.1 quando è nato
nell'aprile 1949 era mensile e durò fino al n.39 (marzo 1952), poi
diventò quindicinale dal n.40 (10 aprile 1952) fino al n.235 (25 maggio
1960), infine settimanale dal n.236 (5 giugno 1960), fino ai giorni
nostri, con uscita il mercoledì. La veste è sempre quella, tranne una
piccola variazione introdotta con il n.605 del 2 luglio 1967, quando fu
proposta per la prima volta la banda gialla sul fianco, l'indicazione
della testata, dell'autore, dell'editore e del numero. I numeri tondi
che fanno storia sono il n.100 che è uscito il 10 ottobre 1954, il n.500
del 26 giugno 1965, il n.1000 del 26 gennaio 1975, il n.1500 del 26
agosto 1984, il n.2000 del 27 marzo 1994, il n.2500 del 28 ottobre 2003 e
il n.3000 del 22 maggio 2013.
In futuro, ipotizzando che il giorno di uscita sia sempre il
mercoledì, usciranno il n.3500, il 21 dicembre 2022, il n.4000, il 21
luglio 2032. Una bella curiosità, fu che in tre numeri di seguito ci
furono tre prezzi diversi, il n.1411 al costo di £.700, il n.1412
£.1500, il n.1413 £.800. Con
Topolino n. 1702 del
1988 la Disney subentra direttamente alla Mondadori con la sua divisione locale
Disney Italia. Mantenendo lo stesso staff, allora diretto da
Gaudenzio Capelli, prosegue, così, la tradizione italiana rinforzando un già folto parco testate.
Storie italiane
Il
Topolino libretto si caratterizza, come già dal suo
esordio, per presentare un sommario ricco di storie d'oltreoceano di
maestri come Gottfredson e Barks, ma anche per la realizzazione di
storie completamente concepite e realizzate in Italia. Prima di queste,
però, iniziano le copertine italiane, con
Ambrogio Vergani,
Michele Rubino e lo stesso Mario Gentilini, direttore della testata. Subito dopo iniziano le storie italiane, con una delle
Grandi Parodie Disney: sul n. 7, infatti, per i testi di Martina e i disegni di Bioletto, inizia
L'Inferno di Topolino, in cui viene fatto interpretare ai personaggi Disney l'
Inferno dantesco.
Martina e Bioletto, comunque, sono solo gli apripista di una scuola che vedrà nelle sue fila artisti del calibro di
Ennio Missaglia,
Abramo Barosso,
Luciano Bottaro,
Romano Scarpa, e molti altri, e che porterà l'Italia a produrre il 75% delle storie Disney del mondo.
Nella lunga storia editoriale della testata si potranno trovare
diversi modelli stilistici. Da quello di Martina, seguito da Missaglia,
Barosso, Dalmasso, caratterizzato da dialoghi crudi, atmosfere da
noir,
a quello di Chendi, che pur riprendendo in parte lo spietato Paperone
martiniano e il suo sfaticato Paperino, inizia a fare un'opera più di
approfondimento, molto simile a quanto stava facendo già da alcuni anni
Barks, inserendo, più spesso di Martina, delle situazioni comiche e
leggere nelle sue storie. Oggi si assiste più spesso ad una svolta
tendente al comico, ma le radici di quelle epiche avventure sono spesso
riprese da artisti come
Rudy Salvagnini,
Giorgio Pezzin,
Carlo Panaro,
Fabio Michelini
(uno dei pochi a fondere perfettamente la scuola italiana di Martina,
con gli elementi classici delle storie di Barks), cui si aggiunge
l'esperto
Rodolfo Cimino, che ha interpretato in maniera originale e personale le grandi epopee avventurose barksiane.
Graficamente i grandi maestri sono stati
Giovan Battista Carpi, che ha influenzato una gran mole di giovani artisti,
Luciano Bottaro,
che ha fuso nel suo personalissimo stile gli insegnamenti di
Gottfredson, Barks e Bioletto, Romano Scarpa, che grazie anche al suo
doppio ruolo di scrittore e disegnatore ha dato un po' di respiro allo
stressatissimo Martina, per arrivare ai più
giovani Giorgio Cavazzano, che ha anche avuto l'onore di disegnare la copertina del n. 2000, e
Massimo De Vita,
figlio di Pierlorenzo che, alcuni decenni prima, aveva disegnato il
Tuffolino del periodo bellico: tutti insieme questi artisti hanno creato
una scuola che ha influenzato giovani leve come
Tito Faraci,
Claudio Sciarrone,
Alessandro e
Lorenzo Pastrovicchio,
Giorgio Di Vita,
Giampiero Ubezio,
Alessandro Barbucci,
Fabio Celoni,
Carlo Gentina,
Gianfranco Cordara,
Alberto Savini,
Casty,
Silvia Ziche,
che oggi lavorano fianco a fianco di alcuni di questi maestri e
contribuiscono a realizzare uno dei più longevi settimanali italiani.
L'era Disney Italia e le altre pubblicazioni storiche
Con
Topolino n. 1702 del
1988 la Disney subentra direttamente alla Mondadori con la sua divisione locale
Disney Italia. Mantenendo lo stesso staff, allora diretto da
Gaudenzio Capelli, con la collaborazione preziosa di
Elisa Penna e
Massimo Marconi, prosegue, così, la tradizione italiana rinforzando un già folto parco testate.
L'Italia, infatti, ha sempre presentato un gran numero di pubblicazioni dedicate al mondo Disney. Si va dalla
Collana Carosello (
1957) a
Gli albi tascabili di Topolino (
1948) o a collane
da collezionisti come
Le grandi storie (
1966) ed
Il Topolino d'oro (
1970), realizzate da editori specializzati come
ANAF, Comic Art,
Traverso,
IF Edizioni.
Non si possono non dimenticare, poi,
Nel Regno di Topolino (
1935), o gli illustri
Albi d'Oro, che più tardi diverranno gli
Almanacco Topolino, e i simili
Albi della Rosa (che più tardi diverranno
Gli Albi di Topolino) e che hanno fatto da base per le successive riviste non-Disney
Albi del Falco, con le storie di
Superman,
Batman,
Hawkman (il
Falco del titolo) e degli altri supereroi
DC Comics, e
Albi di Pecos Bill.
Non dimentichiamo, infine, la serie dei
Classici di Walt Disney,
con le ristampe delle storie classiche, generalmente in origine albi
monotematici con tavole di raccordo tra una storia e l'altra, e la
gemella
Grandi Classici Disney.